Grignolino

L’autoctono: vitigno a bacca rossa molto esigente che dà vita ad un vino raro, anarchico, orgoglio professionale del vignaiolo.

Cenni ampelografici e storia

Vitigno a bacca rossa dalla foglia di media grandezza, trilobata o pentalobata, grappolo per lo più cilindrico, sovente alato, serrato, acini medio-piccoli con buccia molto pruinosa color rossiccio-violaceo non uniforme e vinaccioli talmente numerosi, 3-4, da identificare l’uva con il proprio nome: “grignòle”. Secco e asciutto, quindi, il suo vino perché molto sapida è la polpa dei suoi acini.

Nel Gotha dei vini piemontesi, senza dubbio il preferito di Papa Francesco Bergoglio, origini piemontesi di Portacomaro Stazione, ne rappresenta uno dei vitigni più tipici i cui cru si trovano in una zona tra le più interessanti del Monferrato, in una settantina di comuni tra Asti e Casale equamente divisi tra le due DOC di riferimento: Grignolino del Monferrato Casalese e Grignolino d’Asti.

Notevole esigenza in fatto di terreno e di clima, scarsa adattabilità rispetto ai vari tipi di portainnesto, limitata produttività, non uniforme e costante, difformità di maturazione sulla stessa pianta e nel singolo grappolo, consolidano il dubbio che nella scelta di questo vitigno e del suo vino non influiscano unicamente fattori di continuità e tradizione, bensì elementi di irrazionale orgoglio professionale del vignaiolo, un impegno di tipo umano, in strettissimo rapporto con una particolare natura.

Vino raro da cui è logico attendersi una certa anarchia, una varietà di finezze differenziate, capace d’incuriosire sempre più il consumatore.

Nei terreni argillosi del Monferrato Casalese il Grignolino presenta un comportamento vegetativo rigoglioso che può tradursi anche in incrementi quantitativi e volumetrici con conseguenti maturazioni scalari tra ceppi e ceppi e singoli grappoli. La buccia sottile, inoltre, è più predisposta a microlesioni ed infezioni fungine, soprattutto da Botrytis cinerea, e per ovviare a ciò, si procede a carichi gemmari contenuti e diradamenti per regolarizzare la produzione.

L’area di produzione del “Grignolino del Monferrato Casalese” corrisponde all’area di affioramento dei sedimenti calcareo-marnosi arenacei di età prepliocenica mentre l’area di produzione del “Grignolino d’Asti” coincide con le zone in cui sono presenti i terreni sabbiosi-argillosi del Pliocene.

Secondo il disciplinare di produzione di questo vino a DOC possono concorrere alla sua elaborazione uve del vitigno Freisa in misura non superiore al 10% prodotte nella stessa zona, deve possedere un bel color rosso rubino tenue, con tendenza ad una tonalità arancione se invecchiato, un profumo caratteristico e delicato con note di frutti di bosco rossi, erbe aromatiche, spezie e frutta secca, un sapore asciutto, equilibrato e leggermente tannico.